Este libro está dedicado, con mucha reticencia, a la persona más fuerte que conozco, Lázaro, debido a la presión que ejerció en mí a que así lo hiciera. Lázaro es un Tío estupendo. Espero que estés… feliz...
para
Lazzaro
“Un Amigo es la mano que despeina tristezas.”
Gustavo
Gutierrez Merino
Cuando todo me parece imposible, horrible e
inalcanzable, pienso en Tu sonrisa y la fuerza que me da, y de repente todo es
posible.
Un día como hoy, hace un año me pediste que
fuera Tu Amiga.
Desde ese momento mi vida cambió.
Te fui conociendo poco a poco y me di
cuenta de que eres una persona excepcional y diferente a las demás.
Un año se cumple hoy y a pesar de nuestras
diferencias, l’Amistad siempre ha prevalecido. En nuestra Amistad he aprendido
mucho y me has enseñado a ver claramente mis defectos y cómo y porqué debo
mejorarlos.
Mi Amigo gracias por Tu paciencia y
comprensión; se que no soy fácil pero gracias a Dios siempre has mantenido la
calma.
Quisiera decirte tantas cosas, de mil
formas distintas para que Te des cuenta de lo mucho que te respeto, pero no se
como hacerlo.
Espero que nuestra Amistad perdure y que
con el paso de los años se fortalezca mas. Que a tua vida seja repleta de
emoções, alegrias e conquistas.
¡Feliz aniversario, Amigo especial!
Roma, 13 de octubre de 2014
Se un fiore è la Primavera, un Amico è la fine della
separazione.
Questo reportage sulla mafia, risultato di più di 5 anni di
intensa ricerca, non esisterebbe senza l’incontro con Lazzaro, cui desidero
esprimere tutta la mia riconoscenza.
In verità, Lazzaro non mi ha permesso di sapere su di lui più di
quanto mi servisse per convincermi a portare a termine la stesura del
reportage.
L’Italia è uno strano Paese.
È un Paese diviso dalle passioni e dagli interessi.
È un Paese in crisi.
È il riflesso e, perfino, il quadrante di tutto un mondo in
crisi.
I suoi peccati smisuratamente grandi quanto le sue virtù, sono i
peccati dell’Idealismo e della Democrazia; ma sono anche i peccati di un
sistema economico-politico-tecnologico che investe responsabilità extra-umane,
astratte, mondiali, senza via di uscita, apparentemente.
La prima chiarezza, che viene da questo studio, è che la
corruzione ha, sempre, avuto un posto a sé tra legge formale, legge morale e
opinione pubblica corrente. La legge formale ha potuto, sovente, mandarla sul
banco degli accusati; quella morale ne ha fatto, molto sovente, oggetto dei
suoi strali e delle sue invettive; ma, sempre, per la opinione pubblica
corrente, la corruzione non è, mai, stata un vero reato, un vero peccato, non
ha, mai, avuto l’impatto duro del furto, non è mai stata un tabù – come le
trasgressioni sessuali – è, sempre, stata qualcosa di congenito, di naturale.
I padri fondatori della potenza inglese, Francis Bacon, Padre
della Scienza, Samuel Pepys, organizzatore della marina militare e Warren
Hasting, creatore dell’India inglese, incassavano, tranquillamente, tangenti e,
nell’intimo, non se ne vergognavano affatto; lo annotavano sui loro diari.
Seconda osservazione di chi sta allo specchio e, per una volta, si guarda come
è, in quanto uomo immutabile: la corruzione non è, di per sé, quella decadenza
delle buone società, di cui parlano i padri pellegrini e altri moralisti o
puritani.
La corruzione è come un propellente: manda giù i deboli, gli
stupidi; ma può, anche, accompagnarsi a grandi disegni, a grandi avventure di
gruppo o di Nazione.
Intendiamoci bene: non sto facendo una apologia della
corruzione!
Chi non ha letto in tutta la letteratura romana imperiale la
nostalgia, il rimpianto per la buona severa Repubblica dai costumi spartani,
dal profondo senso dello Stato?
Eppure basta grattare un po’ nella Storia morale del ceto
dirigente repubblicano per scoprire non solo casi incredibili di corruzione, ma
la naturalezza, direi il diritto alla corruzione diffusissimo nell’aristocrazia
senatoriale.
Vi sono molti tipi di corruzione. La corruzione come arte di
governo, a esempio. Praticata, sempre, dai dittatori o dai governi autoritari.
Nel Drittes Reich, in cui un suddito poteva venire fucilato alla minima
violazione della disciplina militare o burocratica, il maresciallo Hermann Wilhelm Göring aveva accumulato una ricchezza enorme,
facendo man bassa dei quadri e delle opere d’arte razziati nei Paesi occupati.
Erano, rapidamente, arricchiti Joseph Paul Goebbels, Walter Richard Rudolf Heß,
Joachim von Ribbentrop e Heinrich Luitpold
Himmler, ma il severissimo Führer chiudeva un occhio: rubassero pure, ma
gli restassero sottomessi e fedeli.
La corruzione che si autodistrugge, autolesionista. A esempio,
la corruzione mafiosa che tende a uccidere la gallina dalle uova d’oro, a
strangolare industrie e negozi e ridurre regioni, quali la Sicilia e la
Calabria a deserti industriali. Una corruzione che si traduce, sempre, in vita
grama, di chi la pratica, densa di paura. Gente che deve vivere nascosta, in un
continuo conflitto con gli amici e i nemici.
Vi è la corruzione a pioggia, la redistribuzione del reddito che
partiti, enti pubblici, ministeri, aziende di Stato compiono per tenere buoni i
clienti.
Vi è la corruzione partitica, in cui neppure i protagonisti
riescono più a distinguere la corruzione per il partito o per la corrente da
quella per se stessi.
Il potere economico è così forte, così ricco che non sente
bisogno alcuno di donazioni da parte dei sudditi: è lui a corrompere i sudditi
che possono servirgli, lui a seppellire la critica giornalistica,
l’informazione pericolosa sotto una pioggia di regali. Case di moda, agenzie di
pubblicità, aziende, banche, assicurazioni praticano la corruzione diffusa, coprendola
con nomi professionali, quali pubbliche relazioni, sponsorizzazioni, marketing,
interventi promozionali.
Nella nostra cultura – la cultura occidentale, quella che,
ancora, domina la cultura mondiale – la differenza tra tangente e dono si è
sviluppata, soprattutto, riflettendo, dal punto di vista teologico-letterario,
sulla Redenzione!
A volte, l’uomo onesto, il non corrotto viene colto dal dubbio
che la sua moralità sia una invenzione, una copertura di altro e meno nobile
sentimento: la voglia di stare fuori dal gioco defatigante della corruzione, di
non avere a che fare con ricattatori e venditori di fumo.
A volte, l’uomo onesto, che non ha, mai, toccato danaro sporco,
si interroga su tutte le corruzioni intellettuali, culturali, cortigiane che ha
praticato, monetizzabili nel futuro prossimo e si ricorda delle parole
evangeliche:
“Chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra.”
Questo reportage è un invito alla riflessione per tutti gli
ipocriti, per tutti i sepolcri imbiancati che sulla corruzione hanno la ricetta
pronta. È difficile che la Democrazia possa sopravvivere in una società
organizzata sul principio della terapia anziché su quello del giudizio,
sull’errore anziché sul misfatto. Se gli uomini sono liberi ed eguali, allora,
debbono essere giudicati anziché ospitalizzati.
Essendo un concetto legale, sono le leggi a determinare ciò che
è corruzione, in una particolare società. La definizione legale non si
dimostra, tuttavia, di alcuna utilità che non sia superficiale.
La legge è l’editto promulgato da un principe, lo statuto
scritto sui libri o è, invece, ciò che viene realmente fatto rispettare?
Se ci si attiene alla norma proclamata, si rischia di scegliere
un criterio di misura che, spesso, si dimostra non reale.
Alla risposta che è legge quella che viene applicata, segue la
domanda: quanti processi occorrono perché una legge sia fatta rispettare?
È sufficiente il processo o è necessaria anche una condanna?
È sufficiente una dichiarazione di colpevolezza o deve esservi
anche una grave punizione?
La legge è applicata anche se a essere puniti sono soltanto i
piccoli trasgressori e non i grandi?
Quello dell’applicazione reale non è un criterio semplice e
chiaro.
Come diverrà chiaro al lettore, l’assassinio si accompagna,
frequentemente, agli avvenimenti ricordati in questo reportage. Molti di questi
delitti rimangono, ufficialmente, insoluti e nessuno dubita che i responsabili
di quelle morti abbiano la capacità di uccidere ancora.
In me resta, come in molti Italiani, un profondo senso di
gratitudine per i tanti Lazzaro, Uomini, di cui non conosciamo il nome e non vediamo il
volto, ma che scelgono di sacrificare la propria vita per garantire la nostra. E speranza non effimera che, risolti gli aggrovigliati fatti
politici del momento, guarite le piaghe interne, lenito il dolore per quelle
guerre senza scopo e senza gloria, l’Italia possa tornare a simboleggiare per
gli stranieri e, soprattutto, per gli Italiani migliori, il suolo sacro di una
civiltà che non è fallita.
Posso assicurare il lettore che tutte le informazioni, tutti i
dettagli, tutti i fatti sono stati, da me, controllati e ricontrollati, per
verificare la credibilità delle diverse fonti.
Come sempre, me ne assumo la responsabilità, in toto.
La Verità deve essere rivelata, quando uno scrittore è pronto a
raccontarla.
Allora, così sia!
Daniela Zini


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