ACRONIA Dietro le stragi un mandante di Stato? di Daniela Zini
ACRONIA
Dietro le stragi un mandante di Stato?
“Quando il giardino della memoria inizia a inaridire, si curano le ultime piante e le ultime rose con una dedizione anche maggiore. Per impedire che avvizziscano, io le bagno e le accarezzo dalla mattina alla sera: io ricordo, io cerco di ricordare per non dimenticare.”
Orhan Pamuk, Il libro nero
ACRONIA
Dietro le stragi un mandante di Stato?
di Daniela Zini
“Quando il giardino della memoria inizia a
inaridire, si curano le ultime piante e le ultime rose con una dedizione anche
maggiore. Per impedire che avvizziscano, io le bagno e le accarezzo dalla
mattina alla sera: io ricordo, io cerco di ricordare per non dimenticare.”
Orhan Pamuk, Il libro nero
Nel 1992, i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino vengono assassinati a Palermo.
L’intera penisola è in stato di choc.
Chi ha guidato la mano assassina di Cosa Nostra?
Ventisei anni dopo la loro morte, ecco che il
dibattito è rilanciato.
Totò Riina, il boss di Cosa Nostra, è stato condannato, nel 2002, quale
mandante, tuttavia…
Se Riina è il mandante siciliano di questi omicidi, non si è mai trovato il mandatante italiano, politico, quello che, con Cosa Nostra, ha pianificato gli attentati di Palermo, nel 1992, e quelli sul continente, nel 1993.
Ci hanno, sempre, detto che gli autori fossero i mafiosi catturati e condannati e solo loro…
Ma, a poco a poco, è affiorata una nuova verità: la Mafia di Riina sarebbe stata il braccio armato di un altro potere, strumentalizzata per fare il lavoro sporco. Dopo la morte di Falcone e Borsellino, questa “Mafia militare” è stata annientata da una repressione senza precedenti da parte dello Stato italiano.
Oggi, sempre più elementi fanno pensare a un
complotto di Stato.
In particolare, il ricorrere sui luoghi delle stragi di “presenze estranee” a
Cosa Nostra – agenti dei servizi segreti italiani.
Nel 2009, dal carcere di Opera, il capo di Cosa Nostra parlava, per la prima
volta, dopo diciassette anni di silenzio…
E, sulla morte di Paolo Borsellino, riferendosi agli uomini dello Stato, diceva:
“Non guardate sempre e solo me, guardatevi dentro anche voi.”,
aggiungendo:
“L’ammazzarono loro.”
[http://www.repubblica.it/.../bolzoni.../bolzoni-viviano.html]
Sì, anche lui aveva realizzato che era stato usato!
Riina è morto il 17 novembre 2017.
Si sperava che parlasse prima di morire…
Gaspare Mutolo, ha parlato, lui…
[http://www.antimafiaduemila.com/.../mutolo-accusa-ayala...]
Ciò che emerge da tutto ciò, è che una parte dello Stato trattava con Cosa
Nostra, mentre un’altra partecipava, materialmente, alle stragi.
È grave, se risultasse…
Ma chi, in seno allo Stato?
La Democrazia Cristiana era, allora, al potere…
La Democrazia Cristiana aveva rapporti con Cosa
Nostra, ma quelli che hanno destabilizzato l’Italia, a colpi di bombe, sono da
ricercare non nei partiti, ma in seno all’apparato dello Stato. Queste bombe
esplodono, infatti, in un momento di vuoto e di ricomposizione politica. La
Democrazia Cristiana crollava, spazzata via dall’operazione anticorruzione,
Mani Pulite, e un nuovo partito, quello di Silvio Berlusconi, vedeva l’alba
dorata: Forza Italia.
Ma, torniamo alle stragi, su un piano puramente cronologico, esaminando gli
eventi significativi di quei tre anni cruciali, dall’inizio del 1992 alla fine
del 1994:
1992
30 Gennaio: prima condanna storica di tutto il Gotha mafioso, sotto l’impulso determinante dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, nel Maxiprocesso di Palermo, che si svolge in un bunker costruito per l’occasione: 338 condanne [74 in contumacia], 114 assoluzioni, 19 ergastoli, 2665 anni di carcere,11.5 miliardi di multe.
17 Febbraio: arresto di Mario Chiesa.
Scoppia Tangentopoli!
È l’implosione della classe politica italiana.
È la fine della Democrazia Cristiana.
È la caduta di Giulio Andreotti al potere da 40 anni.
Ma chi era Andreotti ?
Chi ha voluto delegittimare i magistrati di Palermo, guidati dal procuratore Gian Carlo Caselli, e osannare Giulio Andreotti, ha, sempre, detto che il sette volte presidente del Consiglio dei Ministri è stato assolto dall’accusa di associazione mafiosa.
Ma non è così!
I giudici di Corte di Appello e di Corte di Cassazione distinguono i fatti che vanno fino al 1980 da quelli successivi [http://www.ilfattoquotidiano.it/.../andreotti.../584807/]. Fino alla primavera del 1980, Andreotti è, infatti, stato riconosciuto responsabile del reato di associazione a delinquere [il reato di associazione mafiosa, il 416 bis, è stato introdotto solo dopo i fatti contestati]. Questo crimine si è estinto per prescrizione. Per tutti i fatti successivi al 1980, Andreotti è assolto.
Il 2 maggio 2003, la Corte di Appello
confermava l’assoluzione ai sensi dell’articolo 530, secondo comma, del codice
di procedura penale, che ricalca la vecchia insufficienza di prove. La Corte di
Appello riteneva che fosse “ravvisabile il reato di partecipazione alla
associazione per delinquere nella condotta di un eminentissimo personaggio
politico nazionale, di spiccatissima influenza nella politica generale del
Paese ed estraneo all’ambiente siciliano, il quale, nell’arco di un congruo
lasso di tempo, anche al di fuori di una esplicitata negoziazione di appoggi elettorali
in cambio di propri interventi in favore di una organizzazione mafiosa di
rilevantissimo radicamento territoriale nell’isola: a] chieda ed ottenga, per
conto di suoi sodali, ad esponenti di spicco della associazione, interventi
para-egali, ancorché per finalità non riprovevoli; b] incontri ripetutamente
con esponenti di vertice della stessa associazione; c] intrattenga con gli
stessi relazioni amichevoli, rafforzandone la influenza anche rispetto ad altre
componenti dello stesso sodalizio tagliate fuori da tali rapporti; d] appalesi
autentico interessamento in relazione a vicende particolarmente delicate per la
vita del sodalizio mafioso; e] indichi ai mafiosi, in relazione a tali vicende,
le strade da seguire e discuta con i medesimi anche di fatti criminali
gravissimi da loro perpetrati in connessione con le medesime vicende, senza
destare in essi la preoccupazione di venire denunciati; f] ometta di denunciare
elementi utili a far luce su fatti di particolarissima gravità, di cui sia
venuto a conoscenza in dipendenza di diretti contatti con i mafiosi; g] dia, in
buona sostanza, a detti esponenti mafiosi segni autentici¬ e non meramente
fittizi¬ di amichevole disponibilità, idonei, anche al di fuori della messa in
atto di specifici ed effettivi interventi agevolativi, a contribuire al
rafforzamento della organizzazione criminale, inducendo negli affiliati, anche
per la sua autorevolezza politica, il sentimento di essere protetti al più alto
livello del potere legale”.
Secondo la Corte di Appello Andreotti, “con la sua condotta [non meramente
fittizia] ha, non senza personale tornaconto, consapevolmente e deliberatamente
coltivato una stabile relazione con il sodalizio criminale ed arrecato,
comunque, allo stesso un contributo rafforzativo manifestando la sua
disponibilità a favorire i mafiosi”.
Il giudizio della Corte di Appello sarà confermato, in via definitiva e
irrevocabile, dalla Corte di Cassazione, il 15 ottobre 2004, nella sentenza n.
49691. La Seconda Sezione Penale della Suprema Corte, in 215 pagine depositate,
spiega per quali motivi abbia deciso di confermare in pieno la sentenza di
appello sul processo di Palermo, rendendo noto che il collegio “ha dovuto
limitare le sue valutazioni a verificare se le prove acquisite presentino una
evidenza tale da conclamare la manifesta illogicità della motivazione della
sentenza in ordine all’insussistenza del fatto o all’estraneità allo stesso da
parte dell’imputato”. E, “mancando tali estremi”, sia il ricorso della Procura
di Palermo, che chiedeva la condanna per il senatore a vita, sia il ricorso di
Giulio Andreotti, che avrebbe voluto la piena assoluzione “vanno rigettati”.
In termini più comprensibili, Giulio Andreotti era il referente politico della Mafia in seno allo Stato.
Con Tangentopoli e la fine della Democrazia Cristiana, si crea, dunque, un vuoto politico: la Mafia cerca un nuovo interlocutore.
1993
8 gennaio: arresto di Balduccio Di Maggio a Borgomanero [Novara].
Alcuni, incluso Giovanni Brusca, ammisero che Di Maggio era uno specchietto per coprire il tradimento di Bernardo Provenzano, strettissimo collaboratore di Riina.
Lo stesso giorno, viene assassinato, a Barcellona, il giornalista Beppe Alfano.
15 gennaio: arresto di Salvatore Riina, capo di Cosa Nostra dopo 23 anni di latitanza. Scoppiano le polemiche per la mancata perquisizione del rifugio del capo dei capi.
27 marzo: Giulio Andreotti riceve la notizia della richiesta di autorizzazione a procedere nei suoi confronti dall’allora Presidente del Senato, Giovanni Spadolini. La Procura di Palermo lo vuole processare. Il capo di accusa è pesante come un macigno: concorso esterno in associazione mafiosa. Poi, verrà commutato, semplicemente, in “associazione mafiosa”. Le accuse sono contenute in un corposo dossier, 246 pagine in tutto, a firma dell’uomo che, a quel tempo, guidava la Procura di Palermo, Gian Carlo Caselli, e dei tre suoi sostituti Roberto Scarpinato, Guido Lo Forte e Gioacchino Natoli. Nella documentazione si sostiene che Andreotti avrebbe “contribuito, non occasionalmente, alla tutela degli interessi e al raggiungimento degli scopi dell’associazione per delinquere denominata Cosa Nostra”.
[http://www.repubblica.it/.../giuliopal.../storia/storia.html, http://www.repubblica.it/.../giuliop.../caselli/caselli.html]
13 aprile: arresto di Francesco Barbaccia, medico del Carcere dell’Ucciardone di Palermo, accusato di avere operato alle corde vocali il boss Mario Martello.
20 aprile: viene estradato dall’Argentina il
boss Gaetano Fidanzati.
Lo stesso giorno, viene arrestato, in Brasile, Antonio Salomone, accusato di
avere organizzato insieme a Luciano Leggio, Michele Greco e Totò Riina,
l’omicidio del giudice Cesare Terranova.
1° maggio: arresto di Antonio Ammaturo, in Perù, camorrista e trafficante di droga.
9 maggio: ad Agrigento, nella Valle dei Templi, Giovanni Paolo II pronuncia una dura omelia contro la Mafia, invitando i mafiosi a pentirsi e a cessare ogni violenza:
“Convertitevi! Un giorno verrà il giudizio di Dio!” [https://www.youtube.com/watch?v=R2kzS2grRp4]
14 maggio: attentato, a Roma, in via Ruggero
Fauro, presso il Teatro Parioli, che “non aveva l’obiettivo di uccidere il
giornalista [Maurizio Costanzo , n.d.r.], ma di dargli un avvertimento” [https://www.youtube.com/watch?v=zl_zYsqdnpA].
A rivelarlo, a distanza di ventuno anni dall’agguato di Cosa Nostra, è il
pentito Tullio Cannella, nella deposizione al processo per la trattativa tra
Stato e Mafia, collegato in videoconferenza con la Corte di Assise di Palermo.
Cannella, racconta di avere saputo i retroscena dell’attentato a Maurizio
Costanzo dal boss mafioso Leoluca Bagarella, con il quale era in buoni
rapporti.
“Nel ‘93 vi fu un attentato e Bagarella stava
andando al mare”,
spiega Cannella rispondendo alle domande del pm Francesco Del Bene, “e mi fece
una battuta sarcastica: “Tutti questi attentati in Italia… Secondo me sono i
terroristi, saranno quelli della Falange Armata.” Ma era stata una battuta.
Bagarella disse in dialetto: “Cu sta bummideddra, u Costanzo s’assistimò.”
Bagarella mi fece capire che questo episodio intimidatorio induceva il giornalista a evitare di fare programmi dove primeggiava l’attacco nei confronti della Mafia. Mi disse anche che non si voleva uccidere Costanzo ma che si voleva dargli un avvertimento. Perché lui girava in un ambiente vicino a Cosa Nostra, lui lavorava per Mediaset, il cui proprietario era all’epoca Berlusconi.”
Alla domanda del pm Del Bene sul perché si
volesse intimidire il giornalista e non ucciderlo, Cannella risponde:
“Costanzo era vicino a degli amici, lavorava con personaggi che avevano un
rapporto buono con Cosa nostra.” [http://www.ammazzatecitutti.it/.../mafia-pentito.../]
18 maggio: arresto di Nitto Santapaola, nelle campagne di Mazzarrone a Catania, nell’ambito dell’Operazione Luna Piena. A tradirlo erano state le intercettazioni delle conversazioni con i suoi figli.
26/27 maggio: strage di via dei Georgofili, a Firenze, nella notte tra il 26 e il 27 maggio1993. Una Fiat Fiorino imbottita di esplosivo, fatta esplodere nei pressi della Torre dei Pulci, sede dell’Accademia dei Georgofili, provoca la morte di cinque persone, di cui due bambini.
2 giugno: il giorno della Festa della
Repubblica, una pattuglia di carabinieri scopre una carica di esplosivo sui
sedili di una Fiat Cinquecento parcheggiata in via dei Sabini, a Roma, a cento
metri da Palazzo Chigi, dove è in corso una riunione del Consiglio dei
Ministri.
Lo stesso giorno, viene catturato Salvatore Pulvirenti, detto “u malpassotu”,
sessanta anni, latitante da undici. Il cosiddetto Leone di Belpasso, uno degli
ultimi grandi latitanti di Cosa Nostra, considerato il braccio armato del clan
di Santapaola. La sua cattura era nell’aria da mesi. Le forze dell’ordine gli
avevano fatto terra bruciata e nella notte tra l’1 e il 2, con la
collaborazione del SISMI, entrarono in azione in un modesto casolare in
contrada Treare, nelle campagne di Belpasso. Giuseppe Pulvirenti era nel suo
regno, ma viveva miseramente in un covo sotterraneo di due metri per quattro,
accanto a una casetta, metà in pietra lavica, metà in muratura. Nelle ultime
settimane si spostava, continuamente, utilizzando almeno quattro diversi
rifugi. I carabinieri lo presero nel sonno, senza dargli il tempo di impugnare
la pistola calibro 38. Era in compagnia di un muratore, Giuseppe Pappalardo,
che gli faceva da vivandiere e da autista.
22 luglio: il boss Salvatore Cancemi, capofamiglia, reggente del mandamento di Porta Nuova, si consegna, spontaneamente, ai carabinieri di Palermo per collaborare con la Giustizia, dichiarando che la mattina successiva dovrebbe incontrarsi con il latitante Pietro Aglieri, capo del mandamento di Santa Maria di Gesù, per poi raggiungere Provenzano in una località segreta e si offre di aiutarli a organizzare una trappola. L’informazione viene considerata non veritiera dai carabinieri, i quali, convinti che Provenzano sia morto perché dopo un decennio la moglie e i figli sono tornati a vivere e a lavorare a Corleone, decidono di non sfruttare l’occasione.
27 luglio: attentato di via Palestro a Milano, nei pressi del Padiglione di Arte Contemporanea. Cinque vittime innocenti nell’esplosione. Una donna bella, bionda, magra, probabilmente sotto i trent’anni, parcheggia la Fiat Uno in via Palestro e, poi, si dilegua su un’altra autovettura con due uomini a bordo. L’identikit è lo stesso fornito da altri testimoni sull’attentato di via Fauro a Roma. A Milano sono in due ad averla vista parcheggiare l’auto verso le 22.30. Di quella bionda, tuttavia, non vi è traccia in nessuna sentenza, e, mai, è stata identificata.
27/28 luglio: autobombe esplodono a Roma davanti al Vicariato, in piazza San Giovanni, e di fronte alla Chiesa di San Giorgio al Velabro.
Mentre si consumano gli attentati dinamitardi a Milano e Roma, Matteo Messina Denaro, nei cui confronti è stato emesso un mandato di cattura, va in vacanza a Forte dei Marmi insieme ai fratelli Filippo e Giuseppe Graviano e, da allora, si rende irreperibile, dando inizio alla sua lunga latitanza.
30 luglio: Antonino “Nino” Gioè, uomo d’onore di Altofonte, detenuto nel carcere di Rebibbia in quanto uno dei responsabili della Strage di Capaci si suicida. Gioè si suicida, probabilmente, perché ha scoperto di essere stato intercettato mentre parlava dell’attentato di Capaci e di alcuni bosses e, quindi, teme una vendetta trasversale; o, forse, perché si sente inchiodato a un ergastolo sicuro. Forse, avrebbe parlato ancora, forse, avrebbe scelto la via di fuga di Gioacchino La Barbera che inizia a collaborare con la Giustizia. In ogni caso, quel 30 luglio del 1993, Nino Gioè è trovato impiccato alle sbarre della sua cella. Ha usato i lacci delle scarpe. Lascia un biglietto con scritto:
“Io rappresento la fine di tutto.”
Gioacchino La Barbera, invece, parla, conferma il contenuto dei dialoghi e aggiunge altre e più preziose informazioni che accompagnano in galera l’intero commando di Capaci, lasciando dubbi solo sulla regia della intera operazione. Parla anche Santino Di Matteo. Per costringere Di Matteo a ritrattare le sue dichiarazioni, Giovanni Brusca, Leoluca Bagarella, Giuseppe Graviano e Matteo Messina Denaro decidono di rapire il figlio Giuseppe.
15 settembre: assassinio, a Palermo, di don Pino Puglisi, che sottrae alla Mafia i giovani di Brancaccio, impiegati in spaccio e piccole rapine e affronta i mafiosi con una serie di omelie sul sagrato della chiesa. Per il suo assassinio i fratelli Graviano, Filippo e Giuseppe, vengono condannati all’ergastolo, quali mandanti di Salvatore Grigoli.
31 ottobre: fallito attentato, al termine della
partita Lazio-Udinese, allo Stadio Olimpico di Roma , in viale dei Gladiatori,
dove si trova un presidio dei carabinieri, che svolgono funzioni di ordine
pubblico durante le partite di calcio. L’esplosione dell’autobomba
fortunatamente non avviene per un malfunzionamento del telecomando che avrebbe
dovuto innescare l’ordigno.
Carlo Azeglio Ciampi, nel suo Da Livorno al Quirinale scrive:
“Una caratteristica del mio Governo è stata quella di essere contrassegnato
dalle bombe. Non faccio in tempo a formare il Governo che la prima bomba
scoppia in via Fauro. Subito dopo, il 27 maggio, le bombe di Firenze in via dei
Georgofili. Poi, nella notte tra il 27 e il 28 luglio, le due bombe di Roma a
San Giorgio al Velabro e a San Giovanni, e contemporaneamente a Milano, dove ci
furono dei morti. Poi c’è stato l’attentato all’Olimpico, fallito solo perchè
non scattò l’innesco dell’esplosivo. Si scoprì poi il progetto di fare un attentato
alla torre di Pisa, per il quale avevano già procurato l’esplosivo.”
15 novembre: Luciano Leggio muore di infarto, nel Carcere di Badu ‘e Carros a Nuoro. Viene sepolto a Corleone, dopo una cerimonia svolta senza coinvolgimento pubblico, per divieto della Questura.
23 novembre: i bosses Leoluca Bagarella, Giuseppe Graviano, Giovanni Brusca e Matteo Messina Denaro rapiscono Giuseppe Di Matteo, 11 anni, per costringere il padre Santino, che sta collaborando con la Giustizia, a ritrattare le sue dichiarazioni, nel quadro di una strategia di ritorsioni verso i collaboratori di giustizia. Dopo 779 giorni di prigionia, Giuseppe è strangolato e il suo corpo sciolto nell’acido nitrico. Ad ordinare l’esecuzione, avvenuta l’11 gennaio 1996, è Giovanni Brusca, boss di San Giuseppe Jato.
1994
26 gennaio: nascita ufficiale di Forza Italia, vale a dire la famosa “iniziativa politica legata a Fininvest”, voluta da Marcello Dell’Utri, poi, Bettino Craxi e altri.
27 gennaio: un secondo attentato allo Stadio
Olimpico di Roma è annullato all’ultimo momento dai mandanti con una telefonata
agli esecutori [http://www.dagospia.com/.../1-gennaio-94-perche-strage...].
Così il magistrato romano Giancarlo De Cataldo, nel suo romanzo Nelle mani
giuste racconta:
“Pino Marino parcheggiò l’autobomba fra una vecchia Uno e il furgone di un
panettiere. Dal vicino stadio Olimpico esplodevano, a tratti, gli scoppi d’ira
o di entusiasmo dei tifosi. Angelino, dal sedile di guida della sua Saab, vide
che il picciotto armeggiava nel vano motore. Starà controllando il contatto, si
disse. Erano nei pressi del cancello G-8. La partita era appena iniziata. Fra
un’ora e mezzo o poco più, i tifosi avrrebbero preso a defluire. Invadendo le
strade circostanti.
L’autobomba era piazzata proprio lungo una di queste strade. Appostati in una
piazzola a cento metri, Pino e Angelino avrebbero dato il via alle danze al
passaggio della colonna di automezzi dei Carabinieri che smontavano dal
servizio di ordine pubblico. Doveva essere una carneficina. Duecento,
cinquecento, forse mille tra militi e tifosi.”
Lo stesso giorno, Filippo e Giuseppe Graviano vengono arrestati a Milano. Tra i
vari capi d’accusa: la partecipazione agli attentati dei giudici Giovanni
Falcone e Paolo Borsellino.
19 marzo: a Casal di Principe, viene ucciso don Giuseppe Diana, sacerdote impegnato nella lotta contro la Camorra.
27 marzo: Forza Italia, il partito-impresa di Berlusconi, vince le Elezioni Politiche. Riscuote il 21% dei consensi, divenendo, in pochi mesi, il primo partito italiano, il Partito Democratico della Sinistra con il 20,4%, il secondo.
aprile: Totuccio Contorno [http://ricerca.repubblica.it/.../un-altro-pentito-parla...]
scampa a un altro attentato dei nemici corleonesi Matteo Messina Denaro e
Giovanni Brusca. Tuttavia, l’esplosivo, collocato in una cunetta ai lati di una
strada nei pressi di Formello, dove Contorno passa abitualmente, viene scoperto
dai carabinieri, avvertiti dalla telefonata di un cittadino insospettito da
alcuni movimenti strani.
30 giugno: il Parlamento approva la Legge n. 430 [http://www.parlamento.it/604], che istituisce la Commissione Parlamentare d’Inchiesta sulla Mafia e sulle altre Associazioni Criminali Similari [XII legislatura].
24 novembre: sono uccisi Francesco Montalto, il figlio Salvatore e Vito Basile.
Ecco!
Voi mi scuserete per questa cronologia, lunga – benché abbia tentato di
riassumere il più possibile – ma indispensabile per comprendere perché abbia
deciso di scrivere ACRONIA, il mio prossimo libro…
“Oh non!
Je me suis trompé de bouton!
Nous sommes bloqués en pleine antiquité romaine!”
Sacha Guitry a proposito della sua lavatrice!
Un Amico mi raccontava, recentemente, la “tecnica di abbordaggio” dei suoi sedici anni. Si fermava davanti alla ragazza che gli piaceva e le chiedeva a bruciapelo:
“Occorre molto tempo per andare lontano?”
Mi ha deliziato questa domanda, che trovo straordinaria, semplice, efficace, onesta.
A lungo, io ho creduto che vi fosse un “Altrove”, un luogo diverso nel mondo… da cercare… da conoscere… da amare.
Ho preso treni, navi, aerei… ho dormito in
stazioni, moli, aeroporti…
Ho condiviso caldo e freddo, fame e sete, veglia e sonno con coloro che ho
amato.
Ora, io so che non ho bisogno di andare “Altrove” per viaggiare, è sufficiente, a volte, che io giri l’angolo di una strada, che io pieghi nel mio luogo segreto, che io dondoli sull’altalena, che io rida con le persone che amo…
Con la Fede e con l’Amore, non occorre molto
tempo per andare lontano...
Ogni volta che io viaggio, io non vado da nessuna parte.
Io incedo passo dopo passo…
Io faccio la strada, voglio dire faccio io la
strada… sono io la strada…
E, mi dico:
“Ecco Spello…
Ecco Venezia…
Ecco Heidelberg…
Ecco Parigi…”
I luoghi non sono che scenari, in cui muoversi.
In ogni luogo, si può vedere una eguale proporzione di luce e tenebra, di pace e guerra, di amore e vuoto.
I luoghi sono solo la geografia, ciò che conta è fare del proprio corpo e della propria anima la sola casa.
A volte, il mondo mi travolge… e colo a picco… ma, mai, molto a lungo, perché, da sempre, ovunque è casa mia.
Sotto la mia bandiera io intono i miei inni,
muovo la guerra ai miei nemici, scrivo le leggi e, quando non sono più giuste,
le cambio.
Alla scuola della mia Repubblica io apprendo la Libertà.
Io dimentico le forme e gli spazi.
Lo spazio-tempo è mio.
Allora io proseguo, io sono il mio Paese, io porto la mia bandiera, io canto la mia Patria, io esaudisco le mie preghiere…
Io avanzo…
Io non ho l’ombra di un dubbio sulla mia Patria interiore.
Io non ho, mai, paura, quando le persone sono ciò che sono.
Io non ho, mai, paura, quando tutto è chiaro, quando vedo, in trasparenza, la Verità.
Io non ho, mai, paura, quando la notte è talmente profonda da brillare, da essere la Verità.
Il Poeta statunitense William Carlos Williams diceva:
“Un mondo Nuovo è solo una mente nuova.”
Si chiama buco nero in astrofisica una specie di buco – dunque, non proprio un buco, una specie di buco –, presente nell’Universo in grado di comunicare con un altro buco, anch’esso presente nell’Universo, ma in un’altra epoca.
Avrete, sicuramente, compreso, anche voi come me, che il buco nero sta al viaggio nel tempo come il tunnel sta al viaggio nello spazio…
Chi non ha, mai, sognato di viaggiare nel tempo?
Chi non ha, mai, sognato di poter contemplare il Colosso di Rodi prima della sua distruzione?
Chi non ha, mai, sognato di poter vedere il mondo prima della comparsa dell’Uomo?
Chi non ha, mai, sognato di poter stringere la mano a Gesù?
Chi non ha, mai, sognato di poter riscrivere la Storia?
Ma si può cambiare il corso della Storia?
E, se fosse possibile, chi non lo farebbe?
Il futuro anteriore ci indica che, se noi
avessimo agito diversamente, gli eventi avrebbero potuto verificarsi
diversamente. Il futuro anteriore ci indica il nostro potere di raccontare una
storia e di cambiarne il corso. Ma noi sappiamo che ciò che ha avuto luogo è,
ormai, irreversibile, solo gli eventi in corso sono accessibili ai nostri
interventi. Il futuro anteriore è, dunque, un niente illusorio tranne nel senso
in cui traduce la nostra impressione presente che vi è una contingenza di
eventi e che ci è possibile intervenire sugli eventi.
Per il professor John Wheeler dell’Università di Princeton:
“Il tempo è il modo per la natura di evitare che tutte le cose accadano nello
stesso tempo.”,
ma, come Richard Arnowitt, Stanley Deser,
Charles W. Misner e Julian Barbour, non dispone, ancora, dello strumento
teorico che permetta di dimostrare, matematicamente, la natura del tempo.
Nel marzo del 1955, pochi giorni dopo la morte di Michele Besso, suo amico
carissimo, fino dagli anni di studio a Zurigo - Albert Einstein scrisse alla
sorella e al figlio di questi una lettera, che si concludeva con queste parole:
“E, ora, nel dare addio a questo strano mondo mi ha preceduto di poco. Ciò non significa nulla. Per noi, fisici di fede, la distinzione tra passato, presente e futuro è solo una illusione, anche se ostinata.”
Parole profetiche!
Einstein moriva, appena quattro settimane dopo averle scritte, il 18 aprile 1955.
La sua visione della vita e della morte era,
profondamente, influenzata dal suo concetto di spazio e di tempo.
Il lascito più importante di Albert Einstein si rivelerà, forse, un giorno, la
capacità di comprendere che, per quanto attiene alla morte, allo spazio, al
tempo, e alla materia, avevamo sbagliato tutto.
Noi non saremmo, dunque, che le marionette delle necessità del corso della
Storia?
Il nostro sguardo sul passato, vale a dire la
nostra comprensione stessa del corso della Storia, non è, sempre, ideologica?
Quando una deformazione del corso della Storia ci è imputabile, noi scopriamo,
al contempo, il carattere relativo e cieco di un modo di vedere che ci aveva
determinato fino a quel momento. Le nostre approssimazioni del corso della
Storia, che si sono rivelate, traducono determinazioni passionali e
ideologiche, che hanno agito su di noi e lasciano sospettare che, ancora oggi,
la nostra comprensione della Storia e delle nostre azioni storiche resti ignara
del vero corso della Storia.
Come si scrive la Storia?
La Storia, quella che è “storia di…”, in effetti, non esiste in se stessa; è il prodotto di una attività umana di storici ufficiali o di uomini comuni, che, nella loro vita sociale, pensano e parlano del loro passato e del loro presente.
Nel mondo storico, tutto si dà come Storia e
niente si dà come Storia: scelte, costruzioni e ricostruzioni, punti di vista,
restano sempre da fare per dare forma a ciò che è in sé caos informale.
Tuttavia, la Storia è soggettiva e arbitraria, fondamentalmente relativista?
Un autore può modificare la velocità del corso del tempo: inserisce una pausa,
il tempo cessa di scorrere, o un sommario, il tempo è passato in rivista
accelerato. Ciò permette, dunque, di rallentare l’azione, di comprimerla o
anche di eluderla puramente e semplicemente.
Un autore dispone, anche, del potere di trasferire i suoi lettori nel passato o
nel futuro.
Immaginiamo che, grazie a un “buco nero”
“qualcuno” possa riscrivere il passato, a esempio, impedire l’assassinio di
Giovanni Falcone. Salverebbe, così, sua moglie, Francesca Morvillo, Paolo
Borsellino e gli agenti delle loro scorte: Vito Schifani, Rocco Dicillo,
Antonio Montinaro, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter
Eddie Cosina e Claudio Traina.
Bloccherebbe gli attentati del 1993!
“Conoscere è ricordare.”,
suggerisce Platone.
La lunga tradizione del Giornalismo e la sua attendibilità vanno, sempre più, offuscandosi e anche la sua voce va affievolendosi.
Le ragioni sono molteplici.
Il soggiacere di alcuni direttori alle pressioni, dettate dagli interessi personali di questo o quel personaggio influente, il crescente disinteresse da parte dei giornalisti – demotivati da una gestione dei giornali ipocrita e, spesso, opportunista – tolgono al glorioso Giornalismo smalto, mordente… e lettori.
Gli aperti tentativi di alcuni giornalisti “coraggiosi” franano contro il muro invalicabile di intricati interessi.
Nulla sembra poter risollevare le sorti del Giornalismo!
“Qualcuno”, tuttavia, non ci sta.
“Qualcuno” che sente il dovere morale di dare nuova trasparenza alla informazione… e nuovo lustro al Giornalismo.
Con molta audacia, sempre, nell’assoluto
anonimato, nottetempo e con metodi misteriosi, “qualcuno”, inizialmente
sconcertato, poi, mosso da curiosità, ammirazione e gratitudine si improvviserà
detective.
Ripercorrerà i capitoli più bui della storia italiana, dagli anni di piombo
alle stragi degli anni 1990… capitoli già scritti, ma non fino in fondo… per
poterli cambiare!
Un viaggio destinato a far conoscere l’Amore a “qualcuno” e a far cambiare la storia del nostro Paese.
“Qualcuno” ha in serbo grandi progetti e una
impresa di risonanza epocale…
Questa volontà di cambiare il corso della Storia, per immaginare ciò che
avrebbe potuto essere, mi ricorda un pensiero di Blaise Pascal:
“Le nez de Cléopâtre, s’il eût été plus court, toute la face de la terre aurait
changé.”
e mi ha ispirato un nuovo libro: ACRONIA…
Protagonista è una donna, una ribelle
all’ordine costituito.
Non vi sorprenda, dunque, se la mia immaginazione si ingegni a conferire a
questa donna poteri che rifiuta all’uomo.
Colei che vi apre le porte del Liber Mirabilis, conosce tutto ciò che incontrerete, conosce le risposte agli enigmi, scioglie gli indovinelli, disperde gli incantesimi, riconosce chi si nasconde in un corpo, che una magia ha trasformato, rintraccia le strade dei pellegrini, sa dove approdano i naufraghi e quali segnali svelino e nascondano le severe bizzarrie del Fato.
Daniela Zini


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